Riciclo e recupero dei pneumatici: come dare una seconda vita ad una gomma senza inquinare

Le discariche di per sé sono uno scempio ambientale. In Italia se ne contano circa 400 e il numero tende notevolmente ad aumentare quando si parla di discariche abusive, anche perché ogni giorno nascono piccoli focolai di rifiuti senza controllo. In questi casi, soprattutto nelle periferie delle grandi città, assistiamo quotidianamente a falò illegali di pneumatici vecchi che sprigionano particelle tossiche nell’aria con conseguenze nocive alla salute dell’uomo e all’ambiente che ci circonda. Come dimostreremo nel corso dell’articolo si tratta anche di un grande spreco in termini economici.

Ma perché il riutilizzo di uno pneumatico senza funzione attiva interessa così tanto? Lo pneumatico fuori uso (PFU) che subisce il processo di riciclaggio in cosa si trasforma? Oltre ad essere una necessità per abbattere l’inquinamento, i suoi scarti rappresentano un buon carburante alternativo per industrie di energia elettrica, cementifici, cartiere e molte altre realtà. La U.S. Environmental Protection Agency ha constatato che gli pneumatici bruciati  producono la medesima quantità di energia del petrolio, il 25-50% di energia in più del carbone e il 100-200% di energia in più rispetto al legno. All’elevato contenuto energetico, si aggiunga poi che rispetto ad alcuni carboni pesanti, ad esempio, gli scarti di pneumatici sono più economici, contengono meno metalli pesanti e generano meno emissioni NOx, con basso contenuto di umidità. L’Agenzia statunitense ha dunque accertato che i combustibili derivati da residui di cenere degli pneumatici (CDP), sono una valida alternativa ai combustibili fossili.

Dunque di uno pneumatico vecchio non si butta via niente: circa il 50% viene riciclato, il resto diventa energia.

Per quanto riguarda il riciclo e il recupero, uno dei processi più all’avanguardia è la separazione granulo di gomma proveniente dal recupero pfu /epdm, come ci mostra l’azienda Ghirarduzzi. In cosa consiste?

Nel pulire il granulo da tutte le impurità come fibra di vetro, fibre tessili e alluminio per ridargli una seconda vita e riutilizzarlo.

La gomma riciclata può avere inoltre tantissimi ambiti di riutilizzo nel mondo dello sport, come per le piste di atletica, nell’arredo urbano, per asfalto, dissuasori di sosta, segnaletica stradali, erba sintetica, passacavi, tappetini per interni, ma anche accessori di moda come borse.

Tale impiantistica ha come maggior vantaggio il massimo rispetto ambientale durante tutta la fase di separazione dei materiali.

In sostanza i metodi per dare nuova vita allo pneumatico fuori uso sono:

  • Triturazione meccanica, in 4 fasi denominate “rimozione del tallone”, “triturazione”, in cui lo pneumatico viene fatto a pezzi di 70×70mm, “granulazione”, con separazione tra la gomma, l’acciaio e il tessuto, “micronizzazione”, attraverso cui i granuli vengono lavati e ridimensionati;
  • Processi criogenici in tre fasi: triturazione meccanica, a seguire triturazione criogenica con azoto liquido per raffreddare il materiale, e infine polverizzazione, ossia un’ulteriore ridimensionamento delle particelle;
  • Processi elettrotermici in quattro fasi: Triturazione meccanica, i pezzi del materiale vengono ridotti grossolanamente; processo elettrotermico, in cui la gomma, messa all’interno di forni verticali a induzione magnetica, si secca e si stacca dal metallo; infine con la devulcanizzazione la gomma torna quasi allo stato iniziale.

Dunque, come sintetizza in modo chiaro GhIrarduzzi “Niente si crea o si distrugge Tutto si RICICLA e si TRASFORMA”.