La criticità e le possibili soluzioni della gestione finanziaria delle Pmi

Nel corso degli ultimi tempi, siamo alle prese con uno scenario di crisi profonda nella maggior parte dei comparti relativi alla competitività. Una situazione del genere non migliora neanche nonostante la globalizzazione dei mercati e l’introduzione di numerose innovazioni tecnologiche.

Con tali prerogative, le piccole e medie imprese vengono obbligate a modificare i processi organizzativi. Risolvere situazioni estremamente critiche sotto l’aspetto finanziario non è assolutamente semplice. A ogni modo, lo studio Giuseppe Di Domenico, Di Domenico e Associati può dare una mano a tante aziende in seria difficoltà.

Una situazione sempre più stagnante

La gestione finanziaria delle Pmi sta vivendo momenti molto complicati. In base a studi recenti effettuati dall’Istat, i dati del nostro Paese non sono molto gratificanti. In Italia operano oltre 4,3 milioni di imprese, che danno lavoro a 16,6 milioni di dipendenti e garantiscono un valore aggiunto pari a 677 miliardi di euro all’anno. Ogni azienda contribuisce in maniera diretta alla crescita dell’export del nostro Paese.

Tuttavia, dati di questo tipo non sono sufficienti per generare risultati soddisfacenti. Infatti, si calcola che le performance delle piccole e medie imprese vengono messe a serio repentaglio dalla forte globalizzazione dei mercati, che genera effetti tutt’altro che positivi. Gli stessi imprenditori sono soggetti a regole alquanto ferre, al fine di velocizzare la produzione di massa.

Ormai si è alle prese con domande esigenti e frammentate. In un contesto simile, a trarne vantaggio sono senz’altro le grandi imprese, dotate di tecnologie avanzate e personale adeguato a rispondere alle esigenze del mercato aperto a tutti. Solo le aziende faraoniche si dimostrano in grado di assorbire i costi elevati dei singoli investimenti.

La scarsa attenzione delle piccole realtà verso l’innovazione dei prodotti

Nonostante i tempi che corrono, le piccole realtà sono ancora poco inclini all’innovazione di prodotti e processi. Nel nostro Paese, solo il 31% delle Pmi si occupa di un simile comparto, contro il 35% delle tedesche, il 46% delle islandesi e il 54% delle svizzere. Le nostre piccole e medie imprese investono troppo poco sulle energie rinnovabili e dovrebbero muoversi in tal senso. L’Italia racchiude la cosiddetta economia sommersa, le cui innovazioni andrebbero valorizzate e inserite in inventario.

Le criticità delle PMI e la loro gestione

Buona parte delle Pmi possiede un apporto limitato di capitale, unito a un basso livello di autofinanziamento e un indebitamento eccessivo presso le strutture bancarie. Sono questi i problemi e le criticità principali della loro gestione finanziaria. Le realtà imprenditoriali di piccole dimensioni soffrono non poco di tali pressioni, con capitali limitati. Ogni azienda dipende in misura eccessiva dai debiti contratti con le banche. La Centrale di Bilancio descrive in maniera periodica simili problematiche inerenti alla gestione finanziaria.

Invece di rischiare il loro capitale, le microimprese tendono a indebitarsi presso gli istituti bancari, per una misura in aumento dopo il 2006. Per riuscire a finanziarsi, le aziende non faraoniche mettono a serio rischio il loro patrimonio, mediante un meccanismo basato sull’erogazione di crediti bancari a breve scadenza. Si tratta di un campanello d’allarme non da poco sotto l’aspetto finanziario, dato che influisce in senso negativo sull’equilibrio gestionale.

Con tali premesse, una corretta gestione finanziaria delle Pmi dovrebbe basarsi sull’attuazione di soluzioni di ultima generazione, mirate a un controllo oculato dei costi. L’uso di fonti sostenibili e rinnovabili potrebbe condurre tali imprese verso un percorso di risanamento economico, con ampi margini di crescita. Un lavoro simile richiede tempo, impegno e pazienza, ma può essere condotto in porto seguendo paradigmi ben definiti e tenendo sempre d’occhio il bilancio in essere.