Cos’è il Soil Washing e quali macchinari vengono utilizzati

Con il termine “Soil Wahing” (letteralmente “Pulizia del suolo“), si comprendono tutte le azioni che si compiono quando è necessario effettuare la bonifica di un terreno contaminato (generalmente si tratta di aree compromesse o dismesse). Per mezzo di queste operazioni, si recuperara la parte pregiata del suolo, separandola in modo definitivo dall’elemento inquinante. Un terreno può essere inquinato da:

  • etilbenzene
  • benzene
  • oli minerali, fenoli
  • idrocarburi clorurati
  • toluene
  • xilene
  • idrocarburi policiclici aromatici
  • policlorobifenili
  • metalli pesanti
  • cianuri
  • diossine.

Quali sono le fasi principali del Soil Washing?

Il Soil Washing è un procedimento piuttosto complesso composto da una sequenza specifica di operazioni.

  • Pre-trattamento del terreno contaminato;
  • Lavaggio ed estrazione degli elementi contaminanti;
  • Separazione fisica delle varie frazioni granulometriche;
  • Post-trattamento del terreno;
  • Trattamento delle acque di processo;
  • Depurazione dell’agente estraente (con successiva sua reimmissione nel ciclo di estrazione).

Per poter eseguire le varie azioni sopra descritte, è necessario l’utilizzo di impianti altamente tecnologici composti da macchinari specifici. Vediamo quali sono.

Quali macchinari compongono un impianto di Soil Washing?

Un impianto completo, in grado di affrontare un intero ciclo di Soil Washing, comprende i seguenti macchinari (tutti altamente tecnologici). Alimentatori Si tratta di grandi congegni che hanno il compito di alimentare e orientare il flusso del materiale verso la parte dell’impianto a valle. Ne esistono di due tipi:

  • a piastre (AP);
  • a vibrazione combinata (AVC).

Il materiale da decontaminare viene, in prima battuta, caricato sulla cosiddetta tramoggia, e subito dopo riversato sull’alimentatore. La velocità di questa operazione viene regolata relativamente alla quantità di materiale da trattare.

Vagli Le griglie a dischi e i vagli vibranti sgrossatori sono macchinari molto robusti (capaci, infatti, di sopportare carichi parecchio elevati) che hanno il compito di effettuare la sgrossatura iniziale del materiale contaminato. Sono in grado di separare le parti più fini da quelle di dimensioni maggiori, in modo da ottenere un prodotto pronto per il trattamento successivo. L’elevata tecnologia che li contraddistingue, consente la regolazione della separazione in base alla pezzatura che si desidera ottenere.

Sfangatrici Sono macchinari specifici capaci di trattare materiale fortemente contaminato e argilloso. Vengono utilizzati sia per il lavaggio che per il recupero dei materiali fini e sfruttano un processo in base al quale il materiale solido viene separato dall’acqua. Sono apparecchiature dai consumi di gestione molto bassi e sono realizzate con materiali molto resistenti alla corrosione. Un’ultima notazione: la sabbia che si ricava da questa fase della lavorazione è già pronta per essere commercializzata.

Chiarificatori sedimentatori Si tratta di apparecchiature sofisticate che servono a chiarificare e a pulire più del 90% dell’acqua lavorata. In base ai vari tipi di utilizzo, i chiarificatori sedimentatori (dinamici o statici che siano) possono lavorare come soluzione singola, oppure essere affiancati da altre macchine a supporto, come: polipreparatori, vagli sgocciolatori o sgrondadori, centrifughe decanter, filtropresse o idrocicloni. Possono essere dotati di vasche su misura, in base alle specifiche esigenze e il loro utilizzo riduce sensibilmente la creazione dei cosiddetti laghetti di decantazione.

Centrifughe decanter Qui si parla di macchinari in grado di gestire sia una vasta gamma di fluidi, che molte tipologie di solidi. Le centrifughe decanter (fisse o mobili) hanno come obiettivo il processo di separazione solido-liquido e basano il proprio funzionamento continuo sulla differenza di peso specifico che hanno i materiali che si devono separare. Si tratta, per dirla in modo più chiaro, di vasche di decantazione che girano intorno a un asse; in questo modo sfruttano la funzione tipica delle vasche semplici di decantazione (nelle quali le particelle solide, essendo più pesanti della parte liquida, precipitano sul fondo sotto forma di sedimento), a quella delle centrifughe (che spingono le parti solide verso l’esterno, separandole dalla parte liquida). Il processo di disidratazione dei fanghi che si ottiene con queste macchine consente l’estrazione di percentuali maggiori di acqua a fronte di una massa ridotta di fanghi disidratati; questo risultato genera un considerevole risparmio sulle spese relative al trasporto e allo smaltimento delle parti residuali dell’intero procedimento. Per ulteriori approfondimenti, ti suggeriamo questo link: baioni.it.